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I Millennials abbandonano Facebook: troppe incombenze da parte dei genitori

Qualche anno fa, diciamo nel nostro paese alla fine del 2008, Facebook ha realizzato un vero e proprio boom di iscrizioni. E non è un boom che si può paragonare ad altri fenomeni che attirano molte persone, come una finale dei mondiali di calcio: qui parliamo di qualcosa di diverso.

Perché prima del 2008, senza i social, erano tantissime le persone che un computer nemmeno lo avevano (se non per lavorarci, magari) e lo hanno acquistato di proposito per andare su Facebook. Ancora oggi troviamo persone che sanno andare solo lì, ma che non sanno magari come creare un’immagine con Paint.

I primi a iscriversi al social, chiaramente, furono i più giovani, che già utilizzavano internet per comunicare tra loro con altri mezzi (primo tra tutti MSN Messenger, che oggi non c’è più sostituito da Skype, sempre di Microsoft) e che hanno iniziato ad inserire foto, pensieri, immagini, insomma tutta la loro vita, sul social di Zuckemberg. Facendo ben attenzione a non accettare tra le amicizie i propri genitori.

Poi, però, come sempre succede, qualcosa è cambiato, e con una scusa più o meno valida l'”amicizia” tra genitori e figli è stata recuperata, limitando però le possibilità dei più giovani per sfuggire al “controllo costante” dei genitori e sentirsi liberi.

È per questo che, oggi, i figli stanno abbandonando in massa il social in blu. Si, perché poter essere costantemente spiati non è una cosa granché divertente per loro, che quindi cercano soluzioni alternative per fuggire dal controllo dei propri genitori. Tra queste, i social alternativi come Instagram (che tra l’altro è sempre di Facebook) ma soprattutto Snapchat, un social diventato famoso per la possibilità di inviare messaggi che si auto cancellano: un ottimo modo per dire agli altri qualcosa che poi scompare per sempre, senza lasciare traccia… Traccia che sia visibile ai genitori, soprattutto.

Questa tendenza, naturalmente, è ben nota ai piani alti di Facebook, che stanno cercando di arginare il problema; da un lato, lo fanno incentivando lo sviluppo di app più “giovani”, come Instagram, dall’altro cercando di acquisire, forti dei loro capitali, i concorrenti (che non sempre ci stanno, come nel caso proprio di Snapchat). Ma soprattutto stanno sviluppando nuove forme sociali, che mirano ad attirare i giovani in partenza dal social principale: probabilmente presto vedremo una piattaforma di Facebook simile alla principale, ma separata, che si chiama Lifestage e che probabilmente avrà la funzione di raccogliere le storie dei ragazzi in un ambiente “ufficialmente sconosciuto” ai genitori, su cui il controllo non sia possibile (o, quantomeno, sia minore).

Un problema, quello dei genitori, che i giovani hanno vissuto in qualsiasi generazione e che per i Millennial si pone con Facebook, che hanno conosciuto fin da quando erano bambini e che, ai loro occhi, sarebbe potuto sembrare un vero e proprio “compagno di vita” (per qualcuno di loro non è raro trovare foto di quando era un bambino in bella vista per tutti…).

Ma si tratta di una tendenza che è destinata a durare, potenzialmente, all’infinito: perché quando saranno i genitori, o comunque gli adulti, a spostarsi su questo nuovo social, ne nascerà uno ancora più nuovo, e poi un’altro e un’altro ancora, in un ciclo che non termina mai. Perché le differenze tra giovani e adulti ci sono sempre state e ci saranno sempre, nonostante i tentativi di Zuckemberg di spianarle.

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